SalaDoc – Intervista a Susana Pilgrim sulla realizzazione di CI PROVO


Sala Doc

SalaDoc – Documentari al Cinema
Promossa da D.E-R Documentaristi Emilia-Romagna

Socio Doc – Ci Provo

Giovedì 20 ottobre “Sala Doc” presenta una storia di forti emozioni e concrete speranze, un film che restituisce al pubblico un’Italia di grandi valori. Ci provo, di Susana Pilgrim è un commovente ritratto di Luigi, un ragazzo con la sindrome di Down, che supera tutte le sfide che il percorso educativo propone a tutti i ragazzi in età scolare fino ad arrivare all’Università di Bologna dove diventa il primo studente con deficit intellettuale ad ottenere una Borsa Erasmus per studiare a Murcia. La sua storia è frutto di un lavoro multidisciplinare e umano di persone impegnate nel rendere degna e attiva la vita di chi vive con disabilità. Questo è il racconto di una di quelle storie forti che evoca riflessione e voglia di vivere. Al termine della proiezione (Socio Doc) ci sarà l’incontro con la regista Susana Pilgrim.

Ci provo

Luigi, pur avendo la sindrome di Down, supera tutte le sfide che il percorso educativo propone a tutti i ragazzi in età scolare fino ad arrivare all’Università di Bologna e diventa il primo studente con deficit intellettuale ad ottenere una Borsa Erasmus per studiare a Murcia. La sua storia è frutto di un lavoro multidisciplinare e umano di persone impegnate nel rendere degna e attiva la vita di persone con disabilità nella società. Questo è il racconto di una di quelle storie forti che evoca riflessione e voglia di vivere.

«Sono stata a Bologna per un anno per la realizzazione di questo film, che rende visibile un’esperienza di grande valore e di alta qualità che attualmente si sta svolgendo nel territorio emiliano romagnolo. Al documentario hanno partecipato volontariamente molte persone socialmente attive e molti studenti universitari. Credo sia una bella storia che mette in evidenza che, al di là dei molti problemi della realtà odierna ci propone, in Italia ci sono alcune storie cariche di emozioni e di grande valore umano e sociale da raccontare.» Susana Pilgrim

LE DOMANDE DI SALA DOC

Come hai avuto questa idea?

Nel 2009 ero in Italia e collaboravo in un progetto di ricerca del Prof. Nicola Cuomo. In parallelo al mio lavoro in ambito pedagogico facevo video da anni ed ero io stessa alla ricerca di una storia da fare un documentario “sul serio”. Fu allora che il Prof. Cuomo mi ha parlato di Luigi, della sua famiglia e della possibilità (ancora non era confermata) che Luigi ottenesse una borsa Erasmus per andare a studiare un anno a Murcia. Ricordo che la conversazione con il Prof. Avvenne durante una pausa del nostro lavoro in cui facevamo una passeggiata nei giardini dell’Università. Era maggio e c’era il sole. Io ero perplessa. Non conoscevo Luigi e dovrei forse ammettere oggi, che allora non mi era sembrato nemmeno tanto straordinario che un ragazzo Down potesse studiare nell’università e quindi che potesse andare anche in Erasmus. Il prof mi dissi che io la pensavo così perche ci lavoravo in questo ambito ma che in realtà Luigi sarebbe diventato il primo ragazzo in Europa, e quindi nel mondo che avrebbe fatto una tale esperienza. Lui stesso non sapeva come sarebbe andata, se Luigi sarebbe stato in grado di farlo o meno, ma comunque andasse a finire, era senz’altro una storia da documentare. Io non ho risposto. Ma oggi me ne accorgo che ne parlavamo come se si trattasse di “documentare” una realtà imprevista, non di fare un film nel quale si é certo di quale fine avrà. Io non ho risposto niente e lui mi propose di conoscere Luigi e poi vedere cosa ne pensavo. Siamo tornati in ufficio e subito ha telefonato Luigi che si trovava in quel momento in Università e li ha detto che c’era una regista che lo voleva conoscere. Ci siamo incontrati nel giardino e ci siamo seduti sul prato. Non ero preparata e non sapevo bene cosa dirgli e cosa proporgli. Ho detto che mi sarebbe piaciuto fare un film sulla sua esperienza universitaria e ho chiesto cosa ne pensasse e lui mi rispose: “A me piace la mia vita e penso che anche altre persone potrebbero trovare la mia vita interessante”. Sono rimasta stupita dalla sua semplicità e disinvoltura. Qualche giorno dopo lui partiva per 3 o 4 giorni in Spagna con la sua amica Susanna per conoscere il luogo al quale, nel caso avesse vinto la Borsa, sarebbe andato e io decisi di andare con loro. Mi portai una piccola telecamera e volevo provare se lui poteva davvero diventare un protagonista. Per fare un film, avere una “storia” non é tutto. Bisogna, nel caso di un film di finzione avere dei bravi attori oppure trovare le personalità giuste nel caso di un documentario. Dopo quel primo viaggio non ho avuto più dubbi. Luigi era senz’altro un personaggio affascinante e carismatico. Un’occasione unica. Le sarò grata tutta la vita per essersi prestato con tanta spontaneità a quest’avventura.

Che tipo di rapporto avevi con i tuoi protagonisti/a e quale è diventato ora?

Come ho già detto prima, non conoscevo ne Luigi nella sua famiglia prima di cominciare il film e loro mi hanno conosciuto nella veste di una regista. Si sono fidati perche hanno saputo che il Prof. Cuomo mi conosceva da 20 anni. Diciamo che si sono fidati di lui e non di me. Conoscevo anche alcuni degli amici di Luigi che gia collaboravano con il Prof. Nei suoi progetti. Tutti sapevano che avevo poca esperienza come regista e la tacita intenzione era quella di “provarci” a fare un documentario. Avevamo in un certo senso la stessa “mentalità” di ricerca quella che s’impara lavorando molto rigorosamente con il prof. Cuomo. Tutti erano abituati ad essere “videoregistrati” per documentare valutare e verificare in maniera naturale i loro atteggiamento durante i progetti che svolgevano. Questo mi ha facilitato molto il lavoro. Si é creata una certa complicità in questo progetto di “FILM di Luigi”. Ci siamo trovati a condividere momenti molto intensi, a volte per diversi giorni di seguito, in luoghi e situazioni nuove e spesso strani, come per esempio durante i viaggi o quando mi piazzavo insieme al mio operatore a casa loro e anche non volendo disturbare, diventavamo una presenza continua e ovunque alla quale si erano, credo io, abituati tutti. Con alcuni s’istaurata col tempo e le esperienze vissute insieme una vera amicizia, come con i suoi genitori con chi ci é stata un’empatia sincera e spontanea. Con Luigi siamo cresciuti insieme e posso dire che non solo ci vogliamo molto bene, ma siamo diventati amici. Lui ha visto e sentito non solo i dubbi emotivi ma anche lo stress e lo sforzo che ho fatto per fare questo film e mi ha sostenuto con più consapevolezza forse di quella che io stessa avevo sull’importanza che ha, l’andare avanti per proseguire e far evolvere le proprie imprese. Dopo che ho finito il film, abbiamo continuato a frequentarci privatamente e a condividere anche la ripercussione positiva che il nostro film ha avuto. Siamo stati insieme in diverse occasioni in cui abbiamo presentato il documentario, in Italia e addirittura all’estero. Insieme a Tommaso, un ragazzo Down che partecipa anche lui al progetto di casa VAI (Vita Autonoma e Indipendente) dove Luigi abita attualmente siamo arrivati persino ad un Festival in Sudafrica. Sono state e saranno (abbiamo inviti da più parti del mondo) esperienze forti, occasioni di grande ricchezza e maturazione . Per tutti noi queste occasioni sono un “master” di vita, in cui si impara a gestirsi nel mondo a livello pratico. Grazie ai progetti che il prof. Nicola Cuomo (cfr.: www.unibo.it/emozione) sta mettendo in atto Luigi e Tommaso Sono passati in tempo record da essere stati assistiti e portati in macchina dalla loro mamma da un luogo all’altro, al muoversi in autobus prima insieme ai loro amici e poco dopo anche da soli, al prendere un aereo, farsi la valigia e tutto ciò che comporta la vita attiva e normale di un giovane responsabile nel mondo di oggi. Insieme stiamo imparando a gestire le nostre emozioni che tutto ciò provoca e le loro consequenze. Certo, questo grazie al fatto che non sono da soli, ma hanno in torno amici, famiglia e persone qualificate e capaci di accompagnarli in questo processo. Anch’io sto imparando da questa esperienza cose che non sapevo nemmeno di dover ancora imparare. In somma, ormai credo che oltre al mutuo affetto, anche se per un giro della vita non ci vediamo mai più, siamo diventati punti di riferimento importanti nella vita di ogni uno, ci siamo cambiati la vita a vicenda, quindi anche il proprio modo di pensare.

Quanto tempo hai impiegato per la realizzazione del documentario, dall’idea alle riprese?

Ci sono immagini nel film tratte da quel primo viaggio in Spagna, pochi giorni dopo che é sorta l’idea, a maggio del 2009 e ho filmato diversi momenti importanti della vita di Luigi finche è tornato dall’Erasmus a Giugno del 2010. Poi c’e stata un’estate intensa per il montaggio e la postproduzione. L’ho finito a fine ottobre del 2010. L’idea iniziale aveva dei punti chiari e precisi. Volevo documentare oltre alla sua esperienza da studente universitario anche il suo percorso verso una vita sempre più autonoma e indipendente, quindi la sua crescita. Una cosa implica l’altra. Su questo non c’erano dubbi.Dalla mia esperienza in pedagogia ero certa che Luigi sarebbe stato in grado di imparare a viaggiare nei mezzi pubblici, a gestire certi aspetti della sua vita, come cucinarsi, fare la spesa, ecc. Poi volevo riprenderlo mentre studiava, era a lezione e usciva con gli amici. Interviste a i suoi genitori, ai professori, etc.. Fin li era chiaro. Il resto é stata una sfida. Non sapevo cosa sarebbe successo realmente ne come sarebbe andato nello studio. L’idea di vivere insieme agli amici a Bologna é sorta spontaneamente dagli amici in quella estate del 2009. Ricordo che ha settembre pensavo che sarebbe ideale che Luigi avesse una ragazza e far vedere anche questo aspetto della sua vita. Ma queste cose non erano da manipolare e poi, ohh sorpresa! A Novembre Luigi s’innamora pazzamente di Manuela ed ecco l’occasione di documentare che i disabili hanno anche un cuore e si trovano davanti alle stesse situazioni che ci siamo trovati tutti alla sua età. Inoltre, gli innumerabili battute che Luigi ci regala costantemente e che fanno piangere persone di tutto il mondo non sono state ne suggerite ne immaginate da me e da nessuno. Spesso le ho scoperto guardando con attenzione ogni minuto delle più di 100 ore di materiale che avevo filmato. Gesti e parole che sul momento non avevo percepito. Luigi é un grande. Durante il montaggio mi ha fatto ridere fino alle lacrime, vedevo e rivedevo le stesse scene e ridevo da sola. Ci sono parti che poi per diversi motivi non ho usato nel film, ma che sono di uno spirito insuperabile. È stato per certi versi molto faticoso, ma mi sono davvero divertita tanto.

Questo documentario lo hai autoprodotto o hai trovato un produttore? Come?

Anche se dall’inizio del 2011 mi occupo della promozione del Film e lo ho proposto alla RAI, ARTE, TV Spagna e altri, non sono ancora riuscita a interessare una televisione europea per la acquisizione della storia di Luigi Fantinelli, ma ho ricevuto entusiasti complimenti del Forum Europeo per la Disabilita con sede a Brussels, che trova nel Film esattamente i valori che loro promuovono e vogliono presentarlo come esempio delle loro politiche nella pubblicazione “Freedom Guide” del 2012. Il libro tratta la mobilità in EU delle persone con disabilità e sarà distribuito ai membri del Parlamento Europeo, del Servizio Civile della Commissione Europea e tanti altri istituzioni coinvolte con la Disabilità in Europa. La Segreteria dei Diritti per le Persone con Disabilità delle Nazioni Unite, che ha avuto solo la occasione di vedere il Trailer, mi ha scritto complimentandosi in nome delle persone con Disabilità. Molti riconoscimenti e soddisfazioni ma in pratica non sono ancora riuscita a trovare una partecipazione concreta. Ho chiesto aiuti e finanziamenti a diversi enti istituzionali ma essendo una cineasta indipendente con residenza fuori dell’Italia, non ho mai i requisiti che occorrono per avere un sostegno. Lo ho autoprodotto, lo sto autopromovendo e non ho trovato fino adesso nessun appoggio economico in quanto riguarda ai costi della produzione che ci sono ancora da coprire. Ma ho trovato molte persone che mi hanno sostenuta, amici che hanno lavorato gratis, professionisti che si sono fatti pagare onorari di favore, persone che mi hanno ospitato e aiutato in tanti sensi. L’Università attraverso il sostegno del prof. Cuomo mi ha aperto molte porte. Senza di loro non sarei riuscita a farlo nei tempi in cui lo ho fatto. Ho duplicato il budget personale che avevo messo a disposizione quando ho cominciato e sono rimasta quasi in banca rotta, ma le soddisfazioni che questo film mi ha dato e mi sta ancora dando sono immense e sono felice di averlo fatto. Adesso sono alla ricerca di uno sponsor che contribuisca a fare la produzione di DVD perche credo che sia davvero importante diffondere questa storia.

Cosa hai imparato e ti senti di trasmettere al mondo dopo la realizzazione di questo film?

Mentre lo facevo e quando appena l’ho finito non ero del tutto consapevole di ciò che stavo documentando. Se bene ero cosciente del valore della storia che stavo raccontando, e con la “storia” non mi riferisco a quella di Luigi in particolare, ma a quella in qui sono coinvolti tutti i protagonisti: le Università di Bologna e di Murcia, i progetti di ricerca di cui Luigi fa parte, il lavoro di una vita intera dei Professori e altri professionisti, gli amici, il percorso che ha fatto la sua famiglia, la città. In somma, è la storia di una società che sta permettendo a Luigi di essere ciò che vuole diventare e di continuare questo percorso, ma è anche la storia “tacita” e invissibile di tutti quelli che non sono stati sostenuti umanamente e professionalmente con progetti della qualità che il film mette in evidenza. Quelli persone, che pur vivendo all’angolo della strada in cui abitiamo non trovano occasioni e la vita gli sfugge di mano. Perche é un vecchio concetto filosofico quello che insegna che la connotazione del bello implica la esistenza dell brutto. Se fai un film di protesta o di guerra e fa male, é perche sai che può andare diversamente, che si può vivere in pace, come viviamo in Europa oggi (intendendo la differenza delle situazioni guerre e carestia che hanno vissuti i nostri nonni o in luoghi terribili del pianeta ancora oggi). Quando fai un film come CI PROVO che racconta una storia incredibilmente bella in qui le sinergie professionali e umane hanno dato frutti d’oro e vedi che provoca forti emozioni nel pubblico é proprio li che noti che la realtà quotidiana é di una tristezza forte. La vita delle persone con deficit é spesso una vita di privazioni e di solitudine. Di tempo perso tra maestre incompetenti e tagli nelle politiche sociali. Tempo perso tra famiglie impreparate e la non comunicazione tra gli enti istituzionali e i servizi sociali. Mentre si discute e si approvano convenzioni e trattati, i ragazzi con deficit crescono sempre più assistiti e meno educati all’autonomia. I loro diritti di cui tutti parlano rimangono spesso sulla carta. Le soddisfazioni che ottiene Luigi dal vivere una propria vita autonoma, dal avere amicizie e di avere sostegno e diritti non é nella norma. Pur essendo possibile non esiste in ogni caso é questo fa di questa storia un caso particolare. Forse l’unica mia chiara intenzione a livello di sceneggiatura cinematografica era quella di evocare il senso espresso nella frase apparsa come titolo all’inizio del film: “Tenendo conto delle differenze, bisogna riconoscere le somiglianze”. Molte persone mi si avvicinano per dirmi che si sono riconosciute nelle emozioni provate da Luigi: nella paura di non riuscire nell’esame, nelle difficoltà comunicative con la sua ragazza, nella gioia vissuta con gli amici. Alcune me lo dicono con lacrime agli occhi. Io gli ascolto e dentro di me penso che sia una cosa meravigliosa, che persone senza una disabilità si emozionino e possano immedesimarsi nella esperienza di un ragazzo con la sindrome di Down. Non so se loro sono consapevoli di questo fatto, di quanto siamo simili le persone con e senza disabilità a livello emozionale. In questo senso sento di essere riuscita a trasmettere ciò che mi ero proposta e credo sia la originalità di questo documentario. Ci crediamo tanto diversi e poi, nelle questioni umane fondamentali siamo tutti simili. Abbiamo pero modi molto diversi di affrontare le stesse emozioni, ecco dove sta la differenza. Ad un altro livello mi trovo da marzo ad oggi a portare un umile ma importantissimo capitolo di cultura italiana  per il mondo. Pur non essendo italiana e in momento ne anche residente in Italia, sono testimone di un aspetto dell’Italia che sorprende e emoziona fino alle lacrime l’ascolto di tutti i luoghi in cui ho avuto occasione di presentare il film. Un pubblico fatto di professionisti e di non, del mondo del cinema e dell’arte, di persone impegnati in ambiti educativi e sociale, ma anche amanti della cultura e la lingua italiana. Un pubblico che non solo rimane affascinato e commosso dell’umanità della società italiana, ma soprattutto sorpreso della apertura accademica degli istituti universitari e dell’alta qualità dell’insegnamento di cui Luigi Fantinelli é solo un esempio. La storia di Luigi Fantinelli é frutto di un percorso di 35 anni di ricerca e apertura sociale che fa dall’Italia, dalle leggi 517 e 180 ad oggi, un paese di avanguardia in ambito della pedagogia speciale e modello di inclusione unico nel mondo. Lo sguardo attento verso gli altri e l’apertura mentale nei confronti della “diversità” della Regione Emilia Romagna e dell’Italia tutta che promuovono progetti legati al riconoscimento dei diritti di persone con disabilità, gia molto prima che la Convenzione della Segreteria per i Diritti delle Persone con Disabilità delle Nazioni Unite gli riconoscesse ufficialmente nel 2006. CI PROVO mette soprattutto in evidenza risultati di immenso valore umano e sociale facendo conoscere pubblicamente l’alta qualità di un sistema di istruzione che ha raggiunto livelli mai ottenuti  prima in Italia e in Europa. Al di la del fatto che la realtà delle persone disabili è spesso molto più difficile di quella che Luigi a avuto occasione di vivere. E anche vero che questa é una bellissima storia, già non solo importante per Luigi Fantinelli, per Bologna o l’Italia, ma che propone una riflessione profonda e contribuisce a smuovere pregiudizi nei confronti della diversità ancora attuali nel mondo educativo, sia in Europa che al di fuori di essa e porta un messaggio di speranza per tante persone e famiglie.

Resta aggiornato tutto l’anno. Iscriviti alla Newsletter

Documentari

Ci provo

  • Regia Susana Pilgrim
  • Soggetto e sceneggiaturaSusana Pilgrim
  • Direttore della fotografia Thomas Woitalla
  • Montaggio Susana Pilgrim
  • Musica Musica original di “Ensamble Circular” (Ulises Labaronnie) Canzone “POP” di “Lo stato sociale” Canzone “Lo Intento” di Juanito Makandé
  • Interpreti Luigi Fantinelli, Prof. Nicola Cuomo, Susanna Carotta, Prof.ssa Nuria Illán
  • Produzione Susana Pilgrim
  • Formato HDCAM
  • Durata 61′
  • Anno 2010
Banner

Anuncios

Acerca de OHNESTAativ produktionen

Podría decir como me llamo, donde vivo, lo que pienso y lo que hago, pero no me pregunten quien soy, porque no tengo ni idea.
Galería | Esta entrada fue publicada en CI PROVO, CI PROVO/TRY I WILL, Disability News, LO INTENTO, Luigi fantinelli, News, Press, TRY I WILL y etiquetada , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Guarda el enlace permanente.

Responder

Introduce tus datos o haz clic en un icono para iniciar sesión:

Logo de WordPress.com

Estás comentando usando tu cuenta de WordPress.com. Cerrar sesión / Cambiar )

Imagen de Twitter

Estás comentando usando tu cuenta de Twitter. Cerrar sesión / Cambiar )

Foto de Facebook

Estás comentando usando tu cuenta de Facebook. Cerrar sesión / Cambiar )

Google+ photo

Estás comentando usando tu cuenta de Google+. Cerrar sesión / Cambiar )

Conectando a %s